La relazione cibo e cervello

La relazione cibo e cervello

La neuroscienziata Camilla Arndal Andersen spiega quale è la relazione cervello-cibo attraverso un esperimento molto semplice, ma efficace. Cavia: il marito.

“Ho vissuto un’esperienza davvero interessante cinque anni fa. Io e mio marito stavamo facendo la spesa come sempre a giorni alterni, ma quella volta trovammo questa sciccheria, parlo di un caffè equo solidale, biologico, keniano, miscela monorigine, e abbiamo fatto questa pazzia.

E’ qui che sono iniziati i guai. Mio marito riteneva questa miscela superiore rispetto al nostro solito caffè economico: mi sono immaginata una vita fatta solo di caffè esclusivi e ho visto le spese di casa salire alle stelle! Sfortunatamente, soprattutto per mio marito, si era scordato di essere sposato con una neuroscienziata specializzata in scienza degli alimenti.”

ESPERIMENTO: “L’ho messo alla prova. Ho preparato un esperimento dove prima ho bendato mio marito (1). Poi ho preparato i due tipi di caffè (2) e gli ho detto che gliene avrei servito uno alla volta (3).”

ESITO:

“Con molta sicurezza, mio marito ha descritto la prima tazza di caffè come più grezza e più amara. Un caffè ideale per il mattino con il solo scopo di risvegliarvi di soprassalto con il suo sapore spaventoso.

La seconda tazza di caffè, invece, era fruttata e deliziosa. Un tipo di caffè da godersi alla sera per rilassarsi.

Peccato che mio marito non sapesse che, in realtà, non gli avevo dato due diversi tipi di caffè. Gli avevo dato lo stesso due volte (4). E di certo non era il caffè che era improvvisamente passato da orribile a buonissimo. No, la differenza del gusto era un prodotto della mente di mio marito. Del suo pregiudizio a favore del caffè pregiato che lo ha portato a provare due gusti diversi che non esistevano.”

 

Attraverso questo esperimento, si nota chiaramente che le pubblicità e, in generale, tutto ciò che viene trasmesso utilizzando mezzi come la televisione, i cartelloni pubblicitari, ecc. , condizionano la personale percezione del cibo.

Il problema, dunque, che si pone è: come possiamo comprendere se un cibo è veramente gustoso, se i fattori esterni sono più influenti dei dati elaborati dal cervello e basati sui cinque sensi (in particolare, vista; olfatto; tatto; gusto)?

 

 

Come è possibile, dunque, evitare che ciò che sentiamo in TV condizioni la nostra percezione del cibo?

 

In base a quanto afferma la neuroscienziata Camilla Arndal Andersen, l’unico modo per evitare il fenomeno sopra analizzato è attraverso una lunga serie di esperimenti in grado di distinguere, attraverso dati oggettivi (come, ad esempio, l’allargamento delle pupille), quali alimenti sono realmente e concretamente gustosi da quelli che, invece, non lo sono.

 

“Io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. […] Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l’invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere (Gioachino Rossini, compositore de Il barbiere di Siviglia).”

Fonte: TED

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